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Record pressione fiscale PDF Stampa E-mail

 

IL PRESIDENTE CAPELLI: “PICCOLI IMPRENDITORI CORAGGIOSI, TENGONO ALTA L’OCCUPAZIONE ANCHE NELLA CRISI”.

 

È un record di quelli di cui non andare orgogliosi quello fatto registrare dalla Lombardia: è la regione europea che ha la più alta tassazione di impresa, pari al 68,5% del Total Tax Rate (parametro che misura il rapporto tra la somma di tutte le imposte e tasse pagate dall'impresa ai profitti al lordo di tutte le tasse considerate).

Il dato è ancora più allarmante se misurato sul mercato internazionale, se si considera che la tassazione delle imprese spagnole della Cataluña è al 38,7%, quella delle due regioni tedesche di Stuttgart e Düsseldorf al 46,7%, e quella delle imprese della regione polacca di Slaskie del 43,6%.

“Nel 2012 in Italia abbiamo raggiunto il massimo storico della pressione fiscale, che è arrivato al 45,1% del PIL, salendo di 2,6 punti in un anno – commenta il Presidente di Confartigianato Mantova Lorenzo Capelli, in occasione della presentazione del 2° Rapporto Artigianato e Piccole Imprese di Confartigianato Lombardia – Se aggiungiamo le criticità che persistono nel mercato del lavoro, questo scenario non può che spaventare chiunque voglia fare impresa. Eppure, fortunatamente gli imprenditori coraggiosi da noi esistono ancora”.


Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, l’economia lombarda, con un PIL a prezzi correnti di 363.478 milioni di euro, pari al 23,8% dell’interno PIL nazionale, si colloca infatti al 20° posto nel ranking delle economie mondiali per ricchezza prodotta. La nostra regione si distingue anche per l’alto tasso di imprenditorialità - è il territorio europeo con il più alto numero di imprenditori e lavoratori autonomi, che arrivano a quota 916.600, tra cui 362.215 imprenditori artigiani – e per capacità di esportazione tra le imprese artigiane – siamo i primi in Italia in questo campo poco “tipico” delle piccole imprese, per un valore totale di 6.154,2 milioni di Euro, pari al 7,5% del totale delle esportazioni regionali.

Altre note positive, che testimoniano l’impegno dei piccoli imprenditori lombardi anche nella crisi, riguardano il lavoro: in uno scenario in cui il calo occupazionale tra il 2007 e il 2011 ha raggiunto le 32.300 unità (+2,3% del tasso di disoccupazione, che si attesta attualmente al 5,8%), le imprese artigiane lombarde si sono distinte per un uso accorto della Cassa Integrazione Guadagni, limitato alle situazioni di estrema necessità: nel primo trimestre 2012 il totale delle ore autorizzate di CIG sale del 2,1% rispetto allo stesso trimestre 2011, mentre scende del 9,7% per il comparto artigiano; nel 2011 la CIG per l’artigianato è scesa del 60,0%, con un rallentamento molto più intenso rispetto alla media della CIG, pari al -29,2%.

Lo strumento dell’apprendistato, inoltre, ha permesso alle imprese artigiane lombarde di offrire una percentuale maggiore di contratti di lavoro permanenti rispetto alle imprese non artigiane: nell’artigianato i contratti a tempo indeterminato e di apprendistato, pari al 59,9% delle assunzioni totali non stagionali, sono di quasi cinque punti superiori all’incidenza del 55,1%, registrata per le imprese non artigiane, dei contratti permanenti sul totale delle assunzioni non stagionali.

“Ad allarmarci per il futuro continuano ad essere due fronti – continua Capelli – Il primo è il credito alle imprese, che sta subendo una nuova stretta con una flessione dei prestiti alla imprese tra giugno 2011 e febbraio 2012 del 2,5%, che sale al 3,2% per le imprese con meno di 20 addetti e avrà certe conseguenze sugli investimenti, l’occupazione e l’innovazione. Il secondo riguarda la tassazione, per cui cito un solo dato significativo: l’Osservatorio calcola che l’applicazione dell’IMU in Lombardia, considerando l’applicazione dell’aliquota base, costerà alle imprese un aumento del prelievo fiscale di 630,8 milioni di Euro, con un incremento del 65,1% rispetto al prelievo derivante dall’aliquota Ici, che potrebbe raggiungere addirittura il 130,3%”.

 

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