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Restauro: dalle FAQ del Governo una interpretazione per esercitare l’attività PDF Stampa E-mail

 

 

Restauro: dalle FAQ del Governo una interpretazione più estensiva per esercitare l’attività



Confartigianato Restauro si è impegnato a richiedere una pronta risoluzione della questione da parte del Governo per evitare la dispersione di maestranze e la chiusura di imprese strategiche per la tutela e la conservazione dell’enorme patrimonio culturale italiano.

È perciò fonte di soddisfazione prendere atto che sul sito del Governo è stata pubblicata la seguente risposta tra le FAQ (risposte alle domande più frequenti):

 

DOMANDA: È consentita la prosecuzione delle attività̀ di conservazione e restauro di opere d’arte?

RISPOSTA: Sì, sono consentite le attività di restauro, finalizzate alla conservazione di opere d’arte quali quadri, affreschi, sculture, mosaici, arazzi, beni archeologici.
Tali attività̀ non sono infatti sostanzialmente riducibili a profili ricreativi o artistici di cui al codice Ateco 90.0, essendo invece riconducibili alle attività assentite nell’allegato 3 del DPCM 26 aprile 2020 del restauro di edifici storici e monumentali (41.20), dell’industria del legno (16), di architettura, ingegneria, collaudo e analisi tecniche (71) e alle altre attività professionali, scientifiche e tecniche (74) nonché alle riparazioni di beni mobili (95).

 


Come da noi richiesto, sul sito del Governo, viene data quindi un’estensione interpretativa dell’attività di restauro, che comprende alcune altre attività particolari.

Un fatto molto positivo per le quasi 4.000 imprese italiane che svolgono la delicata funzione di restauro dei Beni Culturali, con un numero di addetti intorno ai 12.000 e che rappresentano il 33% del Pil dell’economia turistica italiana, che, in assenza di pronuncia, sarebbero rimaste ancora ferme e senza alcuna prospettiva di ripresa.

Quindi, come sopra indicato, coloro che possono far ricomprendere la loro attività nei codici presenti all’interno della FAQ del Ministero, potranno riprendere ad esercitare l’attività di restauratore.

 


ATTENZIONE
Confartigianato si è impegnata sin da subito con un’azione sindacale di protesta per richiedere al Governo una pronta risoluzione della questione: inserire il codice mancante nelle attività che potevano riprendere con l’attivazione della fase 2 era infatti indispensabile per scongiurare la chiusura delle imprese interessate.

La battaglia si è quindi risolta positivamente: il codice ATECO 90.03.02 è stato inserito nel Decreto 4 maggio 2020 del Ministero dello sviluppo economico: che reca “Modifica degli allegati 1, 2 e 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 6 maggio 2020.
La norma entra in vigore dal 6 maggio 2020.


LINK:  Decreto 4 maggio 2020 del Ministero dello sviluppo economico

 

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