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Riaperture: si decide sulla base dei dati regionali PDF Stampa E-mail

 

 

Riaperture: si decide sulla base dei dati regionali

Possibile un salto nel buio

 


MANCANO I DATI REGIONALI: L’ITALIA RISCHIA UN SALTO NEL BUIO

A dieci giorni dalla ripresa della maggior parte delle attività produttive, e a tre dalla riapertura di bar, ristoranti, parrucchieri, centri estetici, esercizi commerciali, mercati non alimentari, negozi al dettaglio e stabilimenti balneari, l’Italia rischia un salto nel buio.
Lunedì 18 maggio, si alzeranno le saracinesche e si apriranno i cancelli per entrare nella “nuova normalità”. E così faranno anche i musei, le biblioteche, le gallerie d’arte e i siti archeologici. Ma non è detto che lo possano fare ovunque, nonostante gli italiani si siano dimostrati ligi al dovere. E lo saranno anche di fronte alla nuova misura di distanziamento sociale: non meno di due metri.

Tutto dipende da quei maledetti dati. Quelli che diranno se in ogni regione italiana il livello dei contagi è sotto controllo. Perché sono le Regioni a dover rassicurare il Governo su questo fronte. E’ questo il messaggio che il ministro della Sanità Roberto Speranza, e il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, hanno inviato tramite lettera al presidente della Conferenza delle Regioni e governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini.
Sul tavolo del Governo, insomma, mancano ancora buona parte di quelle tabelle e grafici del monitoraggio del rischio Sars-Cov-2 (secondo i 21 punti previsti dal decreto del ministro della Salute) in capo ad ogni singola Regione. «Ma nonostante l’importanza di queste informazioni, non tutti i governatori hanno fatto bene i compiti a casa», scrive il Corriere della Sera.

 

 

I CONTAGI IN AUMENTO: POSSIBILI LE RIAPERTURE DIFFERENZIATE

Eppure, «la completezza e la correttezza dei dati da acquisire costituiscono il presupposto indispensabile per la tenuta del sistema di valutazione del rischio», prosegue la lettera. Per intenderci, «la famosa sorveglianza sanitaria che dovrebbe monitorare se il virus rialza la testa, è ancora ampiamente incompleta. E proprio nei giorni in cui si capirà quale sarà l’effetto sui contagi dopo la fine del lockdown del 4 maggio», sottolinea il Sole 24 Ore. Nel frattempo, ieri si sono registrati 992 nuovi casi, con un numero di morti in crescita, 262 contro i 195 del giorno prima. La metà di questi, sono in Lombardia. I dati sono indispensabili per permettere al Governo di preparare lo schema, con le differenze territoriali, che fisserà il calendario per le ripartenze. Anche differenziate, nel caso in cui il contagio dovesse aumentare ulteriormente.

Di fronte a questo scenario, «ancora non si conoscono le regole per le riaperture che partiranno lunedì e che – questa è la novità – saranno contenute in ben due provvedimenti: un nuovo Dpcm con tanto di protocolli di sicurezza allegati e un Decreto legge. Un provvedimento, quest’ultimo, che sembrava essere destinato ad approdare al Consiglio dei Ministri di questa mattina. Invece, molto probabilmente non sarà così e ancora una volta il varo arriverà nel fine settimana», scrivono i quotidiani.

 


REGIONI IN ORDINE SPARSO: CHI SCONFINA, CHI VA IN PISCINA E CHI IN SPIAGGIA

Dati completi sì o no, si riparte. In Veneto, una nuova ordinanza disporrà la riapertura di tutte le attività proprio lunedì 18 maggio. Compresi i servizi per l’infanzia, i centri estivi, le fattorie didattiche, i centri sportivi, le piscine e le palestre. E questo, «discostandosi non poco da quelle linee guida dell’Inail giudicate inapplicabili dal governatore se si vuole veramente ripartire», si legge su Repubblica. Così, in Veneto bar e ristoranti metteranno i tavoli a due metri l’uno dall’altro e non a quattro come raccomanda l’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro. Su ogni tavolo, però, ci sarà un flacone di igienizzante. Friuli-Venezia Giulia e Trentino, invece, «hanno firmato un accordo per permettere a famiglie e coppie separate da troppo tempo di superare i rispettivi confini in tutta serenità» per potersi riabbracciare. Il Friuli, inoltre, riapre piscine e palestre. «Chi osa di più – prosegue il quotidiano – è l’Emilia-Romagna: la Regione ha concordato con le categorie linee guida ben più snelle di quelle dell’Inail che promettono di salvare la stagione di bar e ristoranti, ispirandosi alla misura standard raccomandata per il distanziamento sociale. Dunque, niente tavoli a quattro metri lineari l’uno dall’altro». La Regione ha deciso per un metro tra le persone sedute, e neanche quello se appartengono allo stesso nucleo familiare. Infine, se in Liguria si aprono le spiagge con la distanza tra le aste di due ombrelloni a tre metri di distanza (tra i lettini è sufficiente un metro e mezzo), la Sardegna è pronta ad accogliere i turisti con voli nazionali e internazionali.

 

 

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